di Enza Plotino
Mediocrità. Galleggiamento. Un bel colpo di spugna e la propaganda che ha annunciato un’età dell’oro con servizi che funzionano, sogni che si avverano, ricchezza e prosperità, scoppia come un palloncino e si ritorna crudamente e crudelmente alla realtà quotidiana che nessuno vuole vedere in tempi di elezioni ma che è lì al varco, in attesa di dispiegarsi. E la realtà è amara. A La Maddalena i problemi sono gli stessi degli anni passati, con l’aggravante di essersi man mano sedimentati, in assenza totale di un governo territoriale all’altezza. L’isola versa in una crisi che sta diventando profonda e che l’estate nasconde, grazie ai turisti che ancora accorrono in quel paradiso, ma che pian piano e sotto sotto la sta deteriorando inesorabilmente. I nostri politici devono ringraziare che le elezioni amministrative si sono tenute in primavera inoltrata, quando tutti i problemi della città erano dormienti, nascosti sotto il tappeto e quindi si poteva raccontare “la qualunque”, anche che gli asini volano e le persone parevano crederci. Dopo di che, passata la bolla elettorale si ritorna all’antico: numeri che fanno scoppiare le situazioni, fanno entrare in crisi una macchina amministrativa che non è in grado di gestirli, né si è preparata ad affrontarli con le adeguate soluzioni. Numeri altissimi che da una parte portano denaro e dall’altra creano condizioni di invivibilità e contribuiscono a deteriorare un territorio terrestre e marino impreparato e annichilito. A terra, l’isola viene invasa dalle auto, mentre a mare viene presa d’assalto dalle barche di tutte le dimensioni. L’emergenza parcheggi diventa uno dei primi problemi, seguito dall’emergenza spazzatura, dall’emergenza spiagge sporche, invase dalla posidonia morta e marcita sotto la quale banchettano le zecche, dall’emergenza fogne che esplodono…e tutti a chiedersi come è possibile? Ma il Comune non fa niente? Ma il Parco dorme? No. Il Parco non dorme. Si arrovella sull’impollinazione, discetta di massimi sistemi o sul modo giusto di salvare le api e chiude un occhio sulle migliaia di barche che ancorano sulle foreste di posidonia (quelle sì da proteggere seriamente) senza rendersi conto (ma è normale per dei vertici inappropriati e incompetenti) che la missione di un Parco protetto è quella di armonizzare la tutela del territorio con la capacità di sviluppo turistico sostenibile, nel rispetto dell’una e dell’altro. Ma questo non succede a La Maddalena. Senza sapere né leggere né scrivere, il Parco si è dato ormai il ruolo di gendarme del rigore ambientale a terra e del lassismo incontrollato a mare. A mare balbetta non sapendo come arginare l’invasione di barche (con gli abusivi sempre più agguerriti), a terra fa scelte discutibili sulle spiagge (la Trinita grida vendetta), chiudendo strade comunali, eradicando piante ormai entrate di diritto nel paesaggio naturale maddalenino (i fiori di Garibaldi), obbligando i turisti a vivere come un incubo gli accessi al mare e costringendo il Comune (sempre la Trinita) a eliminare le corse degli autobus cittadini verso la più bella spiaggia dell’isola a causa dell’ingorgo quotidiano di auto in cerca di parcheggi che non permette più di espletare un servizio importante per far arrivare i turisti alla Trinità con i mezzi pubblici. A un mese dalle elezioni amministrative, lontano dal rischio di pestare i piedi a chi ha contribuito a provocare questo delirio stagionale senza fare nulla di concreto e di positivo, riescono fuori le lamentele, le proteste, le alzate di scudi, anche di chi con questa amministrazione ha banchettato e oggi né è parte integrante. Il trionfo dell’incoerenza, mentre alcuni, pochi per la verità si chiedono perplessi sui social: “ma dov’era questa gente quando è stata chiamata ad esprimersi sulle questioni di cui adesso ricomincia a lamentarsi?”. Zitti tutti, per favore!

