Olbia
Tempio Pausania

Una nave gasiera alla deriva nel Mar di Sicilia. Il Governo corre ai ripari ma scambia la nave per un barchino di migranti e affida il “soccorso” alla Protezione Civile

di Enza Plotino

Non c’è pericolo. Il Governo non si smentisce mai nella sua inadeguatezza a gestire le emergenze. E’ di queste ore la notizia di una nave gasiera alla deriva tra Malta e la Sicilia. Si tratta della Arctic Metagaz, una petroliera alla deriva dal 3 marzo, quando è stata incendiata da alcuni droni che Putin ha attribuito all’Ucraina. Sarebbe il primo attacco nel Mediterraneo da parte di Kiev, che non ha commentato. L’equipaggio è stato subito soccorso e ha abbandonato la nave, che è rimasta a galla ed è stata trasportata dalle correnti fino ad arrivare ieri a meno di 100 chilometri a sudovest dall’isola di Gozo. Ingovernabile a causa dei danni subiti, la nave si teme possa abbattersi contro le coste rocciose ed esplodere. Secondo le Forze armate maltesi, che stanno monitorando i movimenti del relitto, a bordo c’erano 700 tonnellate di metano liquefatto ormai disperso nell’atmosfera, oltre al gasolio utilizzato come carburante. Non è chiaro quanto ne contenesse al momento dell’attacco né quanto ne sia rimasto a bordo. Da Malta riferiscono che venerdì sulla nave sono avvenute esplosioni. Il rischio del danno ambientale è altissimo anche per le isole e le coste della Sicilia e dunque il Governo si è interrogato su come mettere al sicuro il mare e evitare danni incalcolabili non solo ambientali ma anche per settori come il turismo. Ed ecco uscire fuori un coniglio dal cappello: affidare alla Protezione Civile, dopo serrati approfondimenti, le operazioni di monitoraggio e protezione dell’ambiente marino. Se non fossimo davanti ad un possibile disastro nel nostro mare potremmo dire che siamo davanti a “Scherzi a parte”. Il comunicato di Palazzo Chigi indica come discrimine delle competenze nazionali le acque SAR, che riguardano la ricerca e il soccorso, scambiando la nave gasiera per un barchino di migranti. Ma dalle parti del Governo hanno capito che non si tratta di soccorso ma di protezione dell’ambiente marino e che la gestione dell’inquinamento di superficie è affidata alle capitanerie di Porto che assicurano risposte rapida e strutturate e garantiscono la vigilanza attiva delle 7.500 km di coste italiane? La flotta antinquinamento del Ministero dell’Ambiente, operante in sinergia con la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, conta oltre 30 unità navali gestite da Castalia. Specializzata nel contenimento di idrocarburi e marine litter, presidia le coste italiane per la tutela dell’ecosistema marino. La storia dell’antinquinamento marino in Italia ha visto da sempre in prima fila le capitanerie di Porto che hanno il compito di coordinamento fra le autorità degli Stati rivieraschi e forniscono interventi operativi e competenze anche in occasione di inquinamenti marini fuori dal territorio italiano. Lo scrive il comandante Vittorio Alessandro che molte di queste operazioni le ha coordinate e che ricorda il caso Prestige in Spagna, nel 2002, e l’intervento per la bonifica del mare dopo il bombardamento della centrale di Jiyeh in Libano, nel 2006. Oltre alle Capitanerie di Porto, il Ministero dell’Ambiente ha rinnovato lo scorso anno la convenzione (a caro prezzo) al Consorzio Castalia per il disinquinamento del Mare costiero italiano. Una volta si parlava di inutile spreco delle risorse pubbliche per la convenzione con una società esterna, visto che la Capitaneria di Porto ha gioielli moderni e inutilizzati per questo genere di operazioni affidatele da una legge dello Stato per il coordinamento degli interventi di protezione dell’ambiente marino e della sicurezza della navigazione. Una scelta ampia per il Governo e il Ministero dell’Ambiente che, udite bene, ha bypassato gli organismi incaricati per legge (Capitaneria di Porto) e per convenzione (Castalia) affidando alla Protezione Civile, dopo “serrati” approfondimenti, le operazioni di monitoraggio e protezione dell’ambiente marino. Ma tant’è. L’inadeguatezza di questo Governo, ormai è cosa certa, qualsiasi minaccia avvenga nel nostro Paese e nel Mare che lambisce le nostre coste.

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