Olbia
Tempio Pausania

Tempio Pausania (OT): Convegno intitolato “Tu non uccidere. I preti e la guerra” organizzato dal Culturale Don Primo Mazzolari

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa del Circolo Cultura Don Primo Mazzolari di Tempio Pausania:

In un periodo storico nel quale la logica della forza è tornata a dominare la scena politica mondiale e la guerra sembra tornata ad essere la scelta preferita per affermare le proprie posizioni e le proprie ambizioni, il Circolo Culturale Don Primo Mazzolari di Tempio Pausania e le ACLI di Sassari hanno deciso di organizzare un convegno intitolato “Tu non uccidere. I preti e la guerra” che si terrà a Tempio venerdì 30 gennaio alle ore 17 presso la ex Palazzina Comando, in viale Sacro Cuore (zona Rinaggiu – La Pischinaccia), realizzato col sostegno della Fondazione di Sardegna..

A fronte di una narrazione sempre più diffusa racchiusa nella vecchia massima latina “si vis pacem, para bellum”, che i governi fanno propria per giustificare le loro politiche di riarmo, si leva forte la voce della Chiesa, espressa dalle parole di Papa Leone XIV “se vuoi la pace, prepara la pace” e dalle recenti prese di posizione della Conferenza Episcopale Italiana.

In questo contesto abbiamo voluto approfondire il tema del coinvolgimento dei preti nella guerra, di quello che deve essere il loro ruolo, se di espressione sul campo del famigerato “Dio è con noi” da sempre rivendicato da tutte le parti in conflitto, o se non piuttosto di pietoso e sollecito conforto nei confronti dei soldati vittime della barbarie della guerra, allo stesso tempo trasformati in assassini e vittime.

Di tutto questo parleremo con S. E. Mons. Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia, che importanti impegni istituzionali costringeranno ad essere presente da remoto in collegamento video. A lui si affiancheranno don Bruno Bignami, Direttore dell’Ufficio Nazionale pei i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI, che si soffermerà in particolare sulle posizioni espresse da Don Primo Mazzolari nel suo famoso scritto “Tu non uccidere”; don Antonio Addis, co-fondatore del Circolo Mazzolari, che riporterà alla memoria il canonico Francesco Doranti, cappellano militare pluridecorato durante la Prima Guerra Mondiale, amatissimo dai tempiesi per l’amore con cui si prese cura dei soldati di prima linea nell’aiutarli a sopportare gli orrori della guerra e nel seguirli poi nel dopoguerra; il prof. Gian Paolo Demuro, ordinario di Diritto Penale all’Università di Sassari, che affronterà il tema della Chiesa e delle concezioni retributive della giustizia; infine il prof. Marco Calaresu della facoltà di Giurisprudenza dell’Università e vicepresidente delle ACLI di Sassari, che incentrerà il suo intervento sul tema del “non uccidere” come problema di ordine internazionale e non solo morale.

Parteciperà il Vescovo di Tempio Ampurias, S.E. Mons. Roberto Fornaciari.

Gianni Addus, Sindaco del Comune di Tempio Pausania che ha patrocinato l’evento, porterà i saluti della città.

Il coordinamento del convegno sarà assicurato da Paolo Sanna, Presidente del Circolo Mazzolari, le ragioni dell’incontro saranno espresse da Giuseppe Fenu, Presidente delle ACLI di Sassari e le conclusioni saranno affidate a Mario Medda, vice Presidente del Circolo Mazzolari.

Per chi lo vorrà, saranno a disposizione copie del libro “Tu non uccidere” di Don Primo Mazzolari.



Chi era Don Primo Mazzolari?


Don Primo Mazzolari: profeta scomodo del Novecento

Don Primo Mazzolari (1890–1959) rappresenta una delle figure più luminose, complesse e profetiche del cattolicesimo italiano del Novecento. Nato a Boschetto, nel Cremonese, da una famiglia di piccoli fittavoli, cresce in un ambiente rurale che segnerà profondamente la sua sensibilità pastorale e sociale. Entra in seminario giovanissimo e viene ordinato sacerdote nel 1912, iniziando un cammino che lo porterà a diventare, nel tempo, una voce capace di parlare ai poveri, agli ultimi, ai lontani, e di interrogare con forza la Chiesa e la società del suo tempo. circolomazzolari.it

La sua esperienza di cappellano militare durante la Prima guerra mondiale costituisce una svolta decisiva. Mazzolari vive la tragedia del fronte, la sofferenza dei soldati, l’assurdità della violenza. Questa esperienza alimenta in lui una profonda riflessione sulla pace, sulla dignità umana e sulla responsabilità morale dei cristiani di fronte alla guerra. Non a caso, negli anni successivi, diventerà una delle voci più limpide del pacifismo cristiano italiano, anticipando temi che solo decenni dopo troveranno piena accoglienza nel magistero ecclesiale. ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

Nel 1932 viene nominato parroco di Bozzolo, un piccolo paese della Bassa padana. Qui Mazzolari trova il suo laboratorio pastorale e umano: una comunità povera, contadina, spesso segnata da tensioni sociali e politiche. È in questo contesto che matura la sua idea di una “Chiesa dei poveri”, aperta, accogliente, capace di ascoltare e di accompagnare. Il suo stile pastorale è diretto, concreto, profondamente evangelico. Non teme di esporsi, di prendere posizione, di denunciare le ingiustizie. Per questo viene spesso guardato con sospetto da parte della gerarchia ecclesiastica, che talvolta lo richiama o lo limita. Wikipedia

Durante il fascismo, Mazzolari si distingue per una ferma opposizione morale e spirituale al regime. Pur non essendo un politico, rifiuta ogni forma di violenza, totalitarismo e discriminazione. Nasconde e aiuta ebrei, antifascisti e perseguitati, mettendo a rischio la propria sicurezza. La sua predicazione, improntata alla dignità della persona e alla libertà di coscienza, rappresenta un punto di riferimento per molti credenti che cercano una via cristiana alla resistenza. Questo impegno silenzioso ma concreto gli varrà, nel dopoguerra, il riconoscimento come figura di riferimento per una Chiesa impegnata nella giustizia e nella pace. Wikipedia

Mazzolari è anche un prolifico scrittore. Tra le sue opere più note si ricordano La più bella avventura (1934), Tempo di credere (1941), Anch’io voglio bene al Papa (1942) e Impegno con Cristo (1943). I suoi testi affrontano temi spirituali, sociali e pastorali con uno stile semplice ma incisivo, capace di parlare tanto ai fedeli quanto agli intellettuali. Nel 1949 fonda il quindicinale Adesso, una rivista pensata come strumento di evangelizzazione e di dialogo con il mondo contemporaneo. Adesso diventa presto un luogo di confronto vivace, spesso scomodo, che gli procura non poche difficoltà ma che testimonia la sua volontà di una Chiesa presente nella storia, non chiusa in se stessa. circolomazzolari.it

Il pensiero di Mazzolari anticipa molte delle istanze che saranno poi al centro del Concilio Vaticano II: la centralità dei poveri, la libertà religiosa, il dialogo con i lontani, il pluralismo, la distinzione tra errore ed errante. Per questo viene spesso definito “profetico”. Non perché predica il futuro, ma perché sa leggere il presente con occhi nuovi, evangelici, capaci di cogliere ciò che ancora non è stato riconosciuto. La sua voce, talvolta isolata, diventa nel tempo un seme che germoglierà nella Chiesa postconciliare. Wikipedia

Negli ultimi anni della sua vita, Mazzolari continua a essere un punto di riferimento per molti sacerdoti e laici impegnati. La sua fama cresce, così come le incomprensioni. Ma la sua coerenza evangelica rimane intatta. Muore il 12 aprile 1959 a Cremona, lasciando un’eredità spirituale e culturale che continua a ispirare generazioni di credenti e non credenti. circolomazzolari.it

Oggi la figura di don Primo Mazzolari è riconosciuta come una delle più significative del cattolicesimo italiano del Novecento. Papa Francesco, visitando la sua tomba nel 2017, lo ha definito un “profeta di pace e di giustizia”, sottolineando la sua capacità di parlare agli ultimi e di incarnare un Vangelo vissuto, concreto, coraggioso. Anche la memoria collettiva, soprattutto nei territori di Bozzolo e del Cremonese, continua a celebrarlo attraverso iniziative culturali, studi e manifestazioni come la “Tre Giorni Mazzolariana”. SettimanaNews

Don Primo Mazzolari rimane, ancora oggi, un testimone scomodo e necessario. La sua voce invita a non accontentarsi, a non chiudersi, a non temere il dialogo. Ricorda che la fede non è un rifugio, ma un impegno; non un insieme di regole, ma una chiamata alla responsabilità; non un privilegio, ma un servizio. In un tempo segnato da nuove forme di povertà, di esclusione e di conflitto, il suo messaggio conserva una sorprendente attualità. Mazzolari ci ricorda che il cristianesimo è, prima di tutto, un incontro con l’altro: con il povero, con il diverso, con il lontano, con chi soffre. E che questo incontro è il luogo in cui il Vangelo prende vita.

La sua eredità non è fatta solo di libri o di discorsi, ma di gesti concreti, di scelte coraggiose, di una vita spesa per gli altri. È un’eredità che continua a interpellare la Chiesa e la società, chiedendo di mettere al centro la dignità della persona, la giustizia, la pace, la misericordia. Don Primo Mazzolari non è solo un personaggio storico: è una voce che continua a parlare, un compagno di cammino, un profeta che invita a guardare il mondo con occhi nuovi.

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