L’ex carcere “La Rotonda” (o La Rutunda in dialetto gallurese), situato proprio nel centro di Tempio Pausania, in via Bernardo Demuro, ma che all’eopaca della costruuzione era deventralizzato.
È un esempio affascinante e raro di architettura carceraria ottocentesca aforma corcolare come siggerisce il nomeche richiama molto da vicino i principi del Panopticon di cui parlermo a creve e rende questa struttura particolarmente interessante. .
Ecco alcune curiosità su questa struttura:
1. La struttura a “Rotonda”
Il nome non è un caso: l’edificio ha una pianta circolare con un cortile interno. Fu progettato intorno al 1845 (probabilmente dall’ingegnere Enrico Marchesi) seguendo l’idea che la forma tonda permettesse un controllo più efficace con meno personale, proprio come teorizzato da Bentham autore del Panottico al quale abbiamo accennato poso sopra.
2. Una storia lunghissima
A differenza di molte altre strutture simili che sono state abbattute o chiuse secoli fa, “La Rotonda” è rimasta in funzione per ben 170 anni. È stata dismessa definitivamente solo nel 2012, quando i detenuti sono stati trasferiti nel nuovo carcere di alta sicurezza a Nuchis (una frazione di Tempio).
3. Lo stato attuale
Oggi è un edificio abbandonato, ma considerato un bene culturale di grande valore. Negli ultimi anni:
- È stato inserito tra i “Luoghi del Cuore” del FAI (Fondo Ambiente Italiano).
- Ci sono vari progetti di recupero per trasformarlo in un museo o in uno spazio culturale, proprio per la sua struttura architettonica così particolare che lo rende un “monumento alla sorveglianza”.
4. Il legame con Nuoro
Esisteva un carcere gemello, anch’esso chiamato “La Rotonda”, a Nuoro, ma purtroppo è stato demolito nel 1975. Questo rende quello di Tempio Pausania ancora più prezioso, essendo l’unico superstite di quella specifica tipologia architettonica in Sardegna.
È incredibile come un piccolo centro della Gallura conservi un reperto così perfetto di quella “filosofia del controllo” che oggi, in modo invisibile, viviamo sui nostri smartphone.
La Rutunda si ispira al concetto di Panopticon del famoso filosofo Jeremy Bentham non è rimasto solo un’idea filosofica; ha influenzato profondamente l’architettura carceraria tra il XIX e il XX secolo.
Il termine “panottico” si riferisce principalmente al modello di carcere ideale ideato da Jeremy Bentham (Panopticon), una struttura circolare con una torre centrale da cui un osservatore può sorvegliare tutti i prigionieri, senza che questi sappiano di essere osservati, inducendo all’autodisciplina; oggi il concetto si estende alla sorveglianza digitale e sociale, indicando la capacità di monitoraggio totale e costante. In ematologia, “panottico” indica una colorazione che evidenzia tutte le componenti del sangue.

Il Panopticon disegnato da Jeremy Benthem in un’immagine presa da Wikimedia
1. Il Panopticon di Bentham (carcere)
- Struttura: Edificio circolare con celle disposte lungo la circonferenza e una torre di guardia centrale.
- Funzione: Permette a un unico sorvegliante di osservare tutti i detenuti, che non possono vedere l’osservatore, creando un effetto psicologico di controllo costante
- Scopo: Indurre l’autodisciplina e il comportamento etico attraverso la percezione di essere sempre sotto controllo.
2. Estensione del concetto (società moderna)
- Metafora: Il panottico moderno è il controllo sociale diffuso tramite tecnologia (telecamere, dati, internet), dove l’individuo si auto-sorveglia.
- Concetto filosofico: Introdotto da Michel Foucault, simboleggia il potere disciplinare e la sorveglianza che si interiorizza.
Sebbene oggi il modello “panottico puro” sia considerato superato (sostituito da sistemi di videosorveglianza), esistono diversi esempi storici e alcuni ancora parzialmente in funzione.
Quante ne attualmente esistono nel mondo?
Non esiste un numero esatto universale perché molte carceri hanno adottato una pianta semicircolare o a raggiera, ma le strutture che seguono fedelmente l’idea di una torre centrale che osserva celle disposte in un cerchio perfetto sono circa una decina tra quelle rimaste in piedi.
Ecco le più famose e significative:
1. Presidio Modelo (Cuba) – La più imponente
Situata sull’Isola della Gioventù, è forse l’esempio più fedele e impressionante. Costruita negli anni ’20, consisteva in quattro enormi blocchi circolari a cinque piani.
- Curiosità: Vi fu imprigionato Fidel Castro. Oggi è un museo e un monumento nazionale, ma è abbandonata e non più usata come carcere.
2. Stateville Correctional Center (USA) – L’ultima attiva
Situata a Crest Hill, Illinois, possiede l’ultima “F-House” (unità circolare) rimasta operativa nel mondo occidentale fino a pochissimo tempo fa. Sebbene il complesso sia enorme, la struttura circolare è stata chiusa definitivamente per i detenuti solo nel 2016 a causa di problemi di sicurezza e degrado, ma l’edificio esiste ancora.
3. Carcere di Santo Stefano (Italia)
È un esempio importantissimo vicino a noi, situato sull’isola di Santo Stefano (vicino a Ventotene). Costruito dai Borbone nel 1795, ha una forma a ferro di cavallo/circolare basata proprio sui principi del Panopticon.
- Curiosità: Ha ospitato prigionieri illustri come Sandro Pertini. Oggi è visitabile come sito storico.
4. Chiasso Barletta (Italia)
Anche in Puglia, a Barletta, esiste un ex carcere (oggi adibito ad altri usi) che segue la struttura ottagonale/circolare ispirata alla sorveglianza centrale.
5. Koepelgevangenis (Paesi Bassi) – Le “Cupole”
In Olanda esistono tre famosi carceri a cupola (Arnhem, Breda e Haarlem). Queste strutture circolari sono state utilizzate fino a pochi anni fa.
- Stato attuale: A causa del calo della criminalità in Olanda, sono state riconvertite in centri per rifugiati, spazi per uffici, centri culturali e persino hotel.
Perché non se ne costruiscono più?
Il Panopticon ha smesso di essere il modello preferito per diversi motivi pratici:
- Rumore: La forma circolare crea un’acustica terribile, dove ogni suono rimbomba, rendendo l’ambiente estremamente stressante sia per le guardie che per i detenuti.
- Luce: Era difficile illuminare e ventilare correttamente tutte le celle in modo uniforme.
- Tecnologia: Oggi una singola telecamera 360° o un sistema di monitor centralizzati sostituisce la necessità di una torre di guardia fisica e di un’architettura circolare costosa da costruire.
Un paradosso moderno
Mentre le carceri circolari fisiche sono diventate musei, come abbiamo discusso prima, il “Panopticon” si è spostato nel digitale. Non abbiamo più bisogno di un edificio tondo, perché lo smartphone che portiamo in tasca è, a tutti gli effetti, una cella trasparente.
Perconcludere vorrei raccontare una vecchia storia che risale all’inizio del secolo scorso e che riguarda una personaggio che all’epoca e Tempio Pausania era molto conociuto. Il Canonico Francesco Doranti, un uomo austero dll’aspetto segaligno e dal naso leggermente adunco, sempre vestito di nero in quanto era sacerdote. In unauna Tempio d’altri tempi, le strade silenziose e il rispetto che circondava una figura come quella del mentre camminava proprio sotto quelle mura austere della Rutunda.
Il silenzio della via interrotto bruscamente da grido sguaiatodi un detenuto che emise verso l’anziamo saerdote un urlo stridulo come ad imitare un corvo: cra cra. All’epoca, chiamare un sacerdote “corvo” era un’offesa classica, un modo per deridere l’abito nero e, a volte, per evocare malaugurio.
Essendo il Canonico un uomo molto rispettato, quel “cra cra” urlato dalle sbarre della Rutunda doveva essere risuonato come un vero scandalo per chi passava di lì.
Ma conoscendo le storie di quegli anni, spesso questi sacerdoti avevano una risposta pronta o una pazienza fuori dal comune. Il Canonico non si scompose e In pieno stile tempiese: tagliente, ironica e con quel pizzico di saggezza popolare che non lascia scampo: “Ti sei il nido proprio in un bel posto“ (In beddhu locu tisei fattu lu nidu) a un detenuto che ti grida “cra cra” è una stoccata perfetta. Canonico Doranti ha ribaltato completamente l’offesa:
- Se il detenuto faceva il verso del corvo, il sacerdote gli ha ricordato che il “corvo” era libero di volare via, mentre lui, l’uccellino dispettoso, si era costruito un “nido” (la cella della Rutunda) da cui non poteva uscire.
- Trasforma il carcere, un luogo di sofferenza, in un “posto scelto” dal detenuto stesso a causa delle sue azioni.
È una risposta che zittisce chiunque: sottintende che, mentre il prete “corvo” passa e se ne va, chi urla resta chiuso dentro il nido di pietra che si è meritato.
Questa storiella è bellissima perché racconta perfettamente il rapporto che c’era tra la città e il carcere: un dialogo continuo (anche se fatto di insulti e risposte sagaci) attraverso quelle sbarre che oggi vedi passare ogni giorno.
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