Olbia
Tempio Pausania

Ma sappiamo cosa stiamo governando? La presidente del Parco dell’Arcipelago e il problema dei controlli

di Enza Plotino

Comprendo che la presidente del Parco dell’Arcipelago non abbia nessuna dimestichezza con norme di politica ambientale che sottendono alla tutela delle aree protette, ma allora è necessario un minimo di umiltà e provare ad incassare le critiche e studiare tanto! Nel Parco dell’Arcipelago de La Maddalena c’è un problema di governance, ci sono carenze nell’indirizzo politico e mancanza di direzione. Della governance non ci interessa, ma delle carenze di controlli sì. La mancanza di protezione e la scarsa sicurezza che contraddistinguono ogni stagione estiva a La Maddalena da un po’ di anni a questa parte, sulle zone a più alta fragilità ambientale, mostrano il ruolo fallimentare dell’Ente Parco, organismo che pian piano è stato svuotato dei suoi principi ispiratori ed ha acquisito profili di inadeguatezza e mancanze tali da impedirne di fatto i più elementari sistemi di tutela, protezione e difesa dell’area protetta. Si brancola nel buio, lasciando le zone a più alta fragilità ambientale, sprovviste di qualsiasi protezione. Il dubbio, a questo punto è se non sia una incapacità cronica di chi guida il Parco, a portare avanti progetti d’insieme che guardino contemporaneamente alla conservazione ma anche alla valorizzazione. Perché appare evidente oggi, che il Parco è carente di indirizzo politico, mancante di direzione e fortemente avvitato su sè stesso. Latita nel migliore dei casi, scarica le responsabilità su altri Enti presenti sul territorio, nel peggiore. Manca una presa in carico dei numeri massicci e della gestione e organizzazione dei flussi. La presidente risponde come una politica navigata, ma non basta più aggrapparsi alla propaganda politica perché i nodi di complessità strutturale che riguardano la gestione di un Ente come un Parco nazionale, per di più con un’area a mare complicata, stanno diventando inestricabili. L’Arcipelago è diventato un bene “naturale” da spolpare anziché valorizzare. Perché valorizzare vorrebbe dire imparare, acquisire dati, competenze, investire in sicurezza e controllo, discriminare positivamente chi porta qualità turistica, proteggere con un sistema integrato i flussi, gli operatori maddalenini penalizzati dalla indiscriminata mole di autorizzazioni a scendere sulle isole date ad esterni che arrivano da fuori in migliaia e bloccare con rigidi controlli a mare e a terra le migliaia di abusivi che si riversano sulle isole e se ne sbattono dei regolamenti del Parco! La via mi sembra tracciata, ma cosa potevamo aspettarci visto che ai vertici dell’Ente non vi è traccia di competenza ambientale, ma proliferano professionisti della politica e dei mestieri, così come la legge 394 categoricamente stabiliva di non fare.

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