Olbia
Tempio Pausania

La tela dei diritti, nell’ordito della Costituzione. Le donne al voto. Ieri come oggi

di Enza Plotino

In Gallura sono tante le iniziative che stanno mobilitando, militanti, sindacati, associazioni in vista del referendum del 22 Marzo che vuole, attraverso le modifiche alla Costituzione, smantellare il sistema democratico che la Carta ha costruito e poi assicurato a tutti noi. A Tempio Pausania, l’11 marzo lo Spi Cgil insieme alla Cgil Gallura promuovono un ricco programma di interventi sul rapporto delle donne con la Costituzione e sui temi del referendum chiamando a spiegare le ragioni del NO, magistrati, avvocati ed esperti ed esperte della Carta Costituzionale. Il ruolo delle donne, nella costruzione dell’impianto della nostra Costituzione è stato effettivo ma anche simbolico. E’ il 2 giugno 1946, 80 anni fa e le donne, grazie al suffragio universale, per la prima volta votano e per la prima volta, entrano in Parlamento. Sono donne che fanno parte dell’intera classe politica, sono provenienti da diversi partiti politici e cresciute con differenti convinzioni e idee, ma tutte sono accomunate da una grande passione per la politica, da uno spiccato spirito di sacrificio e dalla volontà di risolvere problemi e questioni legate al mondo femminile e alla posizione sociale delle donne. Nell’elezione per l’Assemblea costituente, su un totale di 556 deputati, vengono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque. Per la maggior parte di loro, la partecipazione alla Resistenza è stata l’esperienza determinante. Alcune di loro hanno vissuto la clandestinità durante il regime fascista, altre non hanno completato gli studi perché non potevano permetterselo. Emblematico è il caso della marchigiana Adele Bei, terza di 11 figli, che a 12 anni lascia la scuola per fare la bracciante e contribuire al bilancio familiare. Ognuna di loro partecipa alla fondazione della nuova Repubblica democratica e, nonostante la differente posizione dei rispettivi partiti, crea alleanze comuni con le altre elette, sui temi dell’emancipazione (in quel momento arriva forte il vento del movimento delle suffragette del nord Europa, dell’America Latina dove, in Ecuador già nel 1921 viene concesso il suffragio universale, e il vento forte dell’emancipazionismo americano della fine dell’800). Le elette, cinque delle quali sono designate nella Commissione dei 75 che ha il compito di elaborare la Costituzione, si spendono per fissare il principio di uguaglianza nell’articolo 3 della Carta (“tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…”), rafforzato e specificato dagli articoli 29 (“il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi”) e 37 (“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”). E questi articoli saranno fondamentali perché a partire da lì sarà possibile la riforma del diritto di famiglia cui si arriverà nel 1975, promossa da Nilde Iotti e raggiunta grazie al lavoro collettivo con altre parlamentari, tra le quali Giglia Tedesco e Maria Eletta Martini e più tardi, nel 1991 la legge 125 che promuoverà la parità uomo-donna nel lavoro attraverso «azioni positive» volte a rimuovere ostacoli, discriminazioni e disparità di trattamento. E’ allora che nasce la figura della Consigliera di Parità che oggi la destra della prima premier donna vuole eliminare. I loro nomi, insieme a quello dei maschi protagonisti dell’Assemblea costituente saranno un esempio di impegno per le generazioni a venire. Tra loro Adele Bei, Bianca Bianchi,Laura Bianchini, Elisabetta Conci e tante altre. Una donna che ha preso, letteralmente, l’eredità di queste pioniere e l’ha fatta sua è Tina Anselmi. Non ha avuto la vita spianata Tina. Ma aveva combattuto con armi di lealtà, di saggezza, con le armi della responsabilità, dello studio, della solidarietà. All’interno del movimento delle donne, quello emancipazionista degli anni ‘70/80, c’era un’unità sui temi, che superava le divisioni dei partiti. Per esempio la Anselmi sottoscrive la legge Merlin che il suo partito non approva. Il suo passato di resistente l’ha resa piuttosto forte in tema di democrazia. Oggi Tina Anselmi presterebbe una grande attenzione al fatto che la democrazia venga rafforzata e non offesa e vilipesa. E soprattutto sarebbe attenta alla Costituzione e all’organizzazione dello Stato, perché uno Stato accentrato è proprio del fascismo. Come ho già avuto modo di scrivere su questo giornale, ho conosciuto personalmente Tina Anselmi, dimostrando che quella tela femminile tessuta nell’ordito della Costituzione arriva fino all’oggi. Con altre colleghe giornaliste ho fatto parte, nel 1991, di un’iniziativa promossa a Palazzo Chigi, denominata “Tavolo delle Giornaliste” presieduto proprio da Tina Anselmi. Ero stata invitata a partecipare come rappresentante della stampa femminista indipendente, con l’obiettivo comune di sostenere la parità uomo-donna nei sistemi informativi, tanto sul piano dell’accesso e delle carriere quanto su quello della rappresentazione plurale dell’immagine delle donne nella programmazione televisiva. La presenza di Tina Anselmi, così come la folta partecipazione di giornaliste, ha dato all’iniziativa l’opportunità di avviare un dibattito stimolante sul ruolo delle donne e delle giornaliste nella politica e nel giornalismo, tema ricorrente nel dibattito pubblico di quegli anni e ha permesso a quel Tavolo di accompagnare l’emanazione di leggi importanti come la legge 125, fondamentale per la parità uomo-donna nel lavoro. L’abnegazione, la passione civile, il senso profondissimo dello Stato e della democrazia, ma anche uno strano sentimento di “scoperta” fanno di Tina Anselmi un personaggio lontanissimo da tanti protagonisti della politica attuale. Lei era abituata a trattare le persone come faceva sua nonna, locandiera, con gli avventori: grande socialità, simpatia, amicizia, con apertura. Non a caso, ci ha raccontato, che nella Resistenza adotta il nome di battaglia ‘Gabriella’, che è l’angelo mediatore, quello che annuncia e fa da ponte. Era un donna aperta. In quel Tavolo c’era lei, democristiana e c’ero io comunista e sgangherata lavoratrice dell’informazione. Era anche molto legata ad altre due comuniste come Nilde Iotti e Giglia Tedesco. Quest’ultima, amava molto la Anselmi, aveva una grandissima ammirazione per lei: l’ha sempre descritta coraggiosa, compagnona, scalatrice di montagne, solare. Il tutto però con una grande dose di equilibrio. Non si lasciava andare a facili emozioni, manteneva sempre la barra dritta. Aveva un senso fortissimo della democrazia, che legava alla “morale”. La democrazia secondo la lezione di Alcide De Gasperi ma anche di Hannah Arendt. Non che non abbia avuto anche lei parecchie difficoltà nei ruoli istituzionali che era stata chiamata a ricoprire, ma la sua forza morale è stata l’adesione piena e la grandissima passione per la democrazia. Il Novecento ha tessuto trame importanti che noi oggi dobbiamo avere cura di tutelare e difendere. E questo 8 Marzo 2026 rappresenta un momento di grande apprensione democratica e il tempo di serrare le fila intorno alla nostra Costituzione.

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Valeria

evviva le donne “sgangherate” che lavorano per migliorare il mondo

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