di Enza Plotino
Tra le tante ragioni per respingere la “controriforma” della magistratura, ce ne è una, che in tutta questa battaglia referendaria mi era completamente sfuggita e che in un colpo solo umilia i magistrati e dà un colpo grave alla parità di genere e alla possibilità, per le donne di arrivare ai massimi livelli della carriera. E sto parlando sia dei giudici che dei pubblici ministeri! Mi è stato chiarissimo partecipando ad un incontro promosso alla Casa del Fanciullo di Tempio Pausania dalla Cgil Gallura e dallo Spi Cgil, molto interessante e ricco di ragioni a favore del No alla riforma, che, ed è qui la novità, ha intrecciato temi fino ad ora separati come il ruolo delle donne a 80 dal suffragio universale e la “postura” di magistrate e avvocate all’interno degli organismi della Giustizia. Si chiamava “Donne e Costituzione” l’incontro, ed ha raccolto la parola di donne magistrate (Giuseppina Sanna, Elena Meloni, Monia Adami), avvocate (Valeria Virdis, Marina Tamponi) e quanti nello Spi Cgil avevano un contributo da dare alle ragioni del No alla riforma. Ebbene nessun programma televisivo, che è il modo comune per informarsi sul tema del referendum, aveva sollevato un’obiezione di merito, fondamentale per le donne in magistratura. Il sorteggio. La scelta “casuale”, affidata a dei bigliettini in un’urna, mette fortemente a repentaglio la possibilità per un organo apicale della Giustizia di rispettare la parità di possibilità per le donne di accedere ai livelli più alti della carriera. E’ stata subito evidente a tutti la difficoltà che si crea per le donne magistrato, che potrebbero essere fortemente penalizzate da un sorteggio e da una scelta “casuale”. Fino ad oggi, le donne in qualsiasi categoria professionale, si sono conquistate la possibilità di affermarsi alla pari con gli uomini, ed anche così, non si è arrivati ad un rispetto sempre attento alla pari dignità di genere nel mondo delle professioni. E difficilmente per le donne si sono aperti i vertici degli organi di rappresentanza e del potere decisionale pieno ed effettivo. Un vero e proprio gender gap che insiste e che fa delle “quote rosa” carta straccia. Il sorteggio previsto da questa “controriforma” è la concezione più alta di questo vulnus della parità di genere. Non l’avevo proprio considerato. Devo quindi ringraziare gli organizzatori e le organizzatrici dell’incontro, molto partecipato, che ha disvelato questioni, gravi ma inavvertibili. Le magistrate presenti hanno dimostrato plasticamente come questa destra della Meloni ha più a cuore la spettacolarizzazione della comunicazione pubblica e istituzionale (leggi Festival di Sanremo) che le vere questioni che mettono a rischio le conquiste che donne e uomini hanno prodotto, insieme, per dare al genere femminile pari dignità nel lavoro e nelle professioni. Per queste ragioni diciamo NO alla riforma e andiamo avanti!

