Olbia
Tempio Pausania

La “posta in gioco” nel referendum costituzionale. Un libro sulle ragioni del NO

di Enza Plotino

Fervono in questi giorni le iniziative sul referendum, che in Gallura stanno coinvolgendo molti cittadini e cittadine, chiamati a dire la loro su quella che sembra, a tutti gli effetti, una “controriforma”.  Gli attacchi scomposti alla magistratura, che sembrano l’unica arma, ormai scarica, della destra di Meloni per impedire che i suoi rimangano a casa e disertino le urne del referendum, non tolgono valore all’ampio fronte dei comitati del NO che insistono nell’argomentare le ragioni, tutte importanti per respingere la “controriforma” che siamo chiamati a votare. In questi ultimi giorni arriva in libreria uno scritto a due mani da Nello Rossi e Armando Spataro, che spiega le ragioni del NO e la posta in gioco in questo referendum. Si tratta di minare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, scrivono i due magistrati, da parte di una destra che si è sempre sentita “estranea” culturalmente, “dove per cultura si intende l’avversione alla Carta costituzionale e alla Repubblica democratica” e sta tentando di scardinare, attraverso questa controriforma, l’architrave democratico che ha retto e guidato l’Italia negli 80 anni da quel lontano 1946. L’idea del “premierato di ispirazione autoritaria ‘sotto la veste’ di riforma della magistratura” risponde proprio a questo gap culturale. Gli autori del libro parlano di una riforma nata “già vestita e armata di tutto punto”. Gestazione “quasi mitologica”, scrivono. Così perfetta da non avere bisogno di alcuna modifica parlamentare. E infatti ha attraversato fulminea il Parlamento per arrivare intonsa alla fase della campagna referendaria, da “vivere come un’ordalia”, nei desideri di Meloni. Una procedura scorretta per una riforma costituzionale che avrebbe bisogno di un’ampia e traversale discussione e votazione parlamentare. La destra fa leva su qualsiasi falso argomento (molto gettonata la famiglia del bosco), per introdurre false ragioni sulla necessità della riforma: la lunghezza dei processi, gli errori giudiziari, le responsabilità dei magistrati ecc. Tutte questioni di cui, in realtà, la riforma non si occupa per niente. Il nodo della “risoluzione dei problemi della giustizia” non viene in alcun modo, non dico sciolto ma nemmeno sfiorato. L’unica certezza è quella di “minare il ruolo dei magistrati e compromettere la tutela giurisdizionale dei diritti” come precisano i due autori. Il libro insiste su un ambito per il quale la riforma è “al buio”. Il voto è al buio. E quindi intende colmare i vuoti che volutamente sono stati mistificati e silenziati dai promotori del testo di riforma. Gli autori intendono illuminare gli angoli bui e inesplorati “dell’inedita costruzione che si propone al Paese”. Mostrare “la reale posta in gioco” per provare a fermare il disegno dell’attuale maggioranza di Governo, di modifica in senso autoritario dello Stato.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x