di Enza Plotino
Per chi voglia sapere cosa pensa un’astensionista, quale background abbia, quali sogni, che obiettivi si pone nella vita, è servito. Nella prossima tornata elettorale per le amministrative del mio paese, agirò il diritto a non votare. La povertà becera della politica attuale si riverbera sulle piccole realtà con rigurgiti banali e mediocri, quando non con risvolti odiosi e sgradevoli e spinge molti cittadini e cittadine a non voler avallare questa deriva. Io rappresento l’astensionista medio, la parte femminile di quel 50% di popolazione che ha deciso, già da parecchio tempo, di non voler partecipare a quel rito collettivo responsabile di aver “benedetto” dal livello più basso ai piani alti delle istituzioni, una classe politica, la peggiore di ogni tempo. Personalmente e con una storia di militanza nel Pci e poi via via nelle sue varie trasformazioni, tra alti e bassi come in ogni relazione amorosa, ho sempre sentito forte il bisogno di partecipare alla vita politica del mio Paese anche attraverso il mio diritto al voto. Ma la piega che sta prendendo oggi la gestione dello Stato, della collettività e degli interessi di tutti, insieme alla volgarità e bassezza del dibattito pubblico, ma anche ad un degrado della sfera privata di relazione tra le persone, un lascito della destra, unico vero cambiamento visibile dei cinque anni di Governo Meloni, ha prodotto un senso di schifo che oggi coinvolge tutto e tutti in un pastone insopportabile. Da qui la mia decisione di non votare, come atto di protesta anche verso il mio Partito che non riesce a dirsi fuori, nelle realtà più lontane dal centro nevralgico del potere politico, dall’agone propagandistico/mediatico che lo porta a volte a compromessi insopportabili ai militanti politicamente più schizzinosi. Io per esempio! E’ il momento di scelte coraggiose, di atti rischiosi che non consentono mediazioni al ribasso. E poiché non se ne vedono in giro, io mi astengo. Un elemento non secondario nella mia decisione di non aderire alla chiamata elettorale, il modo bieco in cui si usa la rappresentanza femminile tenuta ai margini della spartizione dei posti e dei voti e ricercata solo perché la legge impone l’alternanza nelle liste elettorali. Se non avessimo queste “quote rosa” tanto bistrattate, la rappresentanza femminile sarebbe “desaparesida” in qualsiasi realtà piccola o grande che sia. Con gentilezza o con la forza brutale di discorsi offensivi e misogini, le candidate, quelle poche che accettano di competere con mascolinità debordanti, narcisisti egocentrati o piccoli rass di quartiere, devono ingoiare modi volgari, pensieri sessuofobici, allusioni terra terra, che oggi sono diventati la regola pubblica. Rispetto la “libertà” delle donne di destra a farsi bistrattare in modi il più delle volte triviali, ma non lo posso accettare quando è la mia parte politica ad aderire a svalutazioni del ruolo pubblico delle donne candidate o elette. E poiché sta succedendo sempre più spesso…..il mio unico modo per dire che non ci sto è disertare le urne. Alla prossima volta, forse!

