di Enza Plotino
So che è una posizione che genera dubbi e perplessità da parte, soprattutto, di chi ha voluto e si è battuto meritoriamente e con tutte le sue forze per l’istituzione dell’area protetta del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena. Lo dichiara un’ambientalista convinta e di lunga data! Ma oggi, con l’Ente parco in mano a personaggi compromessi politicamente, quando non completamente estranei ad ogni seppur minima conoscenza delle politiche ambientali e amministrative che permettono di poter normare le migliori soluzioni per tutelare e vigilare su un’area protetta, e quindi incapaci di una gestione qualificata e competente e con un Comune non più “custode” di beni demaniali di proprietà dello Stato o della Marina Militare, ma interessato fortemente allo sviluppo turistico dell’isola madre, in una coabitazione difficile che vede differenti obiettivi e decisioni il più delle volte in contrasto su certificazioni, valutazioni, consensi e dissensi è diventato arduo convivere. Da una Parte il Parco, unico Parco marino d’Italia, sempre più interessato alla parte a terra (ricordate gli orti di Caprera?) e disarmato e inadeguato sulla parte a mare e il Comune di La Maddalena non più in grado di migliorare la qualità della sua offerta turistica per le decisioni di tutela che stravolgono le aree costiere e le spiagge dell’isola madre e a cui si assoggetta per mancanza di idee proprie di sviluppo turistico e di coraggio. Ritorno sempre sul dente che duole di più: la spiaggia della Trinita. Per proteggere la duna, ma soprattutto con l’idea di ricrearne altra, laddove era scomparsa, il Parco ha stravolto l’area intorno alla duna e alla spiaggia, chiudendo una vecchia strada per farci una passerella pedonale, indifferente al caos che si è generato a causa dell’impossibilità di assorbire una mole di macchine che, senza parcheggi, rende difficile quando non impossibile la viabilità nel sito turistico più visitato de La Maddalena. E’ plasticamente evidente che non c’è stato dialogo tra i due Enti, non ci si è parlati, o se lo si è fatto, è stato un dialogo a senso unico: la tutela della duna e il ripristino di quella scomparsa. Un dialogo tra sordi che dovrebbero avere obiettivi diversi ma collegati: l’uno, il Parco proteso verso la protezione e gestione della parte a mare che oggi è carente e inefficiente e il Comune impegnato a valorizzare nel migliore dei modi un’offerta turistica che oggi risulta scadente e approssimata. Un corto circuito in cui uno non sa cosa fa l’altro o se fanno qualcosa insieme è sempre e solo sulla terra ferma in cui l’ultima parola è tutela e non sviluppo turistico sostenibile. E così continuiamo ad avere spiagge (alcune inagibili) piene di posidonia spiaggiata, perché il Parco pone veti e il Comune se ne disinteressa, la Panoramica che in estate esplode per le macchine lungo tutto il suo tragitto e su tutti e due i lati (non esiste un piano parcheggi sulle spiagge), per non parlare di Caprera che è una bomba ad orologeria e nessuno che sappia o meglio voglia affrontare le soluzioni possibili. Una condizione di stallo in cui nessuno dei due Enti fa bene il suo lavoro. Che fare? Aprire un dossier che non si era mai voluto toccare: il ridisegno dei confini del Parco e l’esclusione dell’isola madre de La Maddalena dall’area protetta marina. La mia storia personale e politica ambientalista dovrebbe dare garanzia delle migliori intenzioni e dell’esclusione di ogni disegno predatorio o che toglie suolo naturale a scapito del cemento, e di avere come obiettivo di questa proposta/tentazione, solo il miglioramento, laddove possibile, delle finalità dei due Enti: da una parte la tutela e la vigilanza, dall’altra un’offerta turistica qualitativamente migliore. Non più assoggettati a condividere forzosamente i due obiettivi ma impegnati a garantire al meglio nell’uno e nell’altro aspetto. L’obiezione legittima potrebbe essere che si rinuncia agli strumenti che permettono l’accesso a fondi dedicati all’ambiente, o anche la limitazione dell’espansione edilizia, o infine l’indebolimento della capacità dell’isola di reggere gli effetti della crisi climatica. Tutte evidenze corrette. La proposta, nella mia idea, non è naturalmente quella di smontare o di creare difficoltà all’uno o all’altro Ente, ma di aprire (come si diceva quando eravamo bravi) una discussione che crei ragioni o porti obiezioni critiche per un percorso che non è detto possa essere intrapreso ma che possa far esplodere il problema e farlo uscire dalle stanze chiuse delle due amministrazioni. (nella foto i fiori di Garibaldi, oggi eliminati dal Parco)

