Olbia
Tempio Pausania

Antonia Bartoli, detta Ninetta, la prima donna sindaco in Sardegna e tra le prime donne sindaco in Italia

di Enza Plotino

Era il 10 marzo di 80 anni fa quando le donne, togliendosi il rossetto per non rischiare di rendere invalido il voto con uno sbaffo, per la prima volta in Italia deposero nelle urne le schede per ripristinare la democrazia nei municipi. Come ha ricordato Sergio Mattarella nella celebrazione della Giornata internazionale della donna, ieri al Quirinale, con l’esercizio del diritto di voto le donne “diedero il loro apporto decisivo alla costruzione della nuova Italia”. E, la “nuova Italia” che si delineò dopo le elezioni amministrative, che si svolsero in 5 turni in primavera e in 8 turni l’autunno successivo, contò 13 prime cittadine elette, “sindache in gonnella”, come le definirono non senza una punta di derisione alcuni giornali dell’epoca. Sei al primo turno di marzo, le altre a seguire; un po’ sorprendentemente, molte al Sud: due in Sardegna (Borutta e Orune), tre in Calabria (Tropea, San Pietro in Amantea, San Sosti). Delle prime sindache, 4 erano laureate (3 in Legge, una in Medicina), 8 avevano figli, le altre erano nubili. L’elezione di poco più di una dozzina di sindache e di centinaia di consigliere comunali (2000 nel primo turno) ha costituito senz’altro un traguardo eccezionale.

“A Borutta, in Sardegna, Antonia Bartoli, detta Ninetta, parteciperà, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, alla ricostruzione postbellica, lenta e difficile, ma caratterizzata anche da novità importanti come il suffragio femminile e il diritto di voto alle donne. Una vittoria che interesserà direttamente Ninetta, tra le prime donne ad essere eletta sindaco in Italia. Nasce nel 1896 Ninetta, a Borutta, in provincia di Sassari, nell’antica regione del Meilogu, da nobili proprietari terrieri, da cui riceve un’educazione adeguata a una bimba di buona famiglia. Sarà il desiderio dei genitori di farle frequentare il collegio più prestigioso di Sassari che le permetterà di trasferirsi successivamente nel capoluogo di provincia, dove farà incontri importanti per la sua vita personale e politica, a partire dal missionario Giovanni Battista Manzella. Di origini lombarde, Padre Manzella sta tentando, in quei primi anni del ‘900 a Sassari, di migliorare le condizioni degli orfanotrofi, asili e case di riposo e rappresenterà per Ninetta la possibilità di conoscere il contesto ecclesiastico-culturale locale e di avvicinarsi alla cura e ai bisogni dei più deboli.  Anche l’amicizia con Laura Carta, sua coetanea, compagna di scuola e moglie di Antonio Segni, uno dei fondatori della Democrazia Cristiana, permetterà a Ninetta di frequentare l’ambiente politico democristiano, luogo che gradualmente diventerà per lei assai familiare. Nel 1945, dopo l’esperienza sassarese, Ninetta torna a Borutta intenzionata a contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei suoi concittadini. Nello stesso anno diventa segretaria della locale sezione della Democrazia Cristiana ma la vera svolta avverrà l’anno dopo, proprio grazie all’estensione del voto alle donne, una conquista della storia italiana che porterà al voto, con il decreto del 1946, tutte le donne sopra i 25 anni e alla possibilità di essere votate a loro volta nelle prime elezioni amministrative postbelliche. Sarà proprio lei, Ninetta la prima donna ad assumere la carica di Sindaco con una vittoria schiacciante. Il giorno del suo insediamento sceglierà di farsi fotografare con indosso il costume tradizionale di Borutta, quello utilizzato nelle occasioni importanti. Sono gli anni del dopoguerra e lei si metterà all’opera per migliorare le condizioni del paese. Nella memoria di chi l’ha conosciuta, è ancora vivo il ricordo dei suoi spostamenti in carrozza, con la borsetta stretta a sé, per adempiere al suo dovere di prima cittadina. Durante i suoi 12 anni di mandato, Ninetta promuoverà opere importanti e rivoluzionarie per la sua comunità. Farà costruire le prime case popolari, le scuole elementari, l’asilo, il cimitero, una casa di riposo, il Municipio, l’acquedotto e l’impianto fognario. Istituirà una cooperativa per la raccolta del latte e per la produzione del formaggio “Latteria sociale del Meilogu”, una cooperativa agraria molto importante per l’economia della zona, la cui principale risorsa è la pastorizia, e si dedicherà con estremo impegno ad avviare tutta una serie di iniziative per offrire posti di lavoro qualificati alle donne. Diventerà anche presidente delle Dame di Carità e si dedicherà ad opere di formazione e assistenza. Ma non solo le infrastrutture saranno il suo cruccio. Anche la tutela del patrimonio artistico è un suo obiettivo. Sarà lei a far restaurare il complesso monastico di San Pietro di Sorres, con l’investimento di soldi appartenenti a lei e alla sua famiglia. E dal 1955 il monastero accoglierà la prima comunità di monaci benedettini, unica in Sardegna dopo molti secoli. Donna profondamente religiosa, Ninetta agirà con intuito, lungimiranza, generosità e grande impegno per restituire al monastero la maestosità perduta. Fino alla morte sarà sempre vicina agli ambienti clericali, collaborando prima con Mazzotti, e poi con Padre Agostino Lanzani, il monaco con cui porterà avanti il progetto della fondazione benedettina donando il terreno adiacente alla basilica alla comunità monastica. Sarà la stessa Ninetta a ricostruire a sue spese l’antica canonica e a mantenere, fino alla morte il primo gruppo di monaci. Ninetta morirà a Borutta nel 1978 e fino alla fine continuerà a lavorare per la sua comunità e a prodigarsi in campo religioso e sociale. Riposa nel cimitero della sua Borutta, Ninetta, proprio di fronte al colle di Sorres in una cappella che riprende lo stile della basilica. Donna forte e instancabile, ancora oggi la sua figura vive in vari riconoscimenti a lei dedicati, tra cui il murale di Borutta di Archimede Scarpa, e il premio della sezione cagliaritana della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari). Istituito nel 2014, il premio viene infatti assegnato annualmente a donne che si distinguono per il contributo nel settore politico, economico, sociale e lavorativo della Sardegna”.

(estratto del libro: Percorsi femminili in Sardegna di Enza Plotino, ed. AllAround)

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