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A Olbia l’emergenza abitativa picchia duro sul comparto scuola e rischia di farlo esplodere. Lo denuncia la Flc Cgil gallurese

di Enza Plotino

La città di Olbia è l’esempio plateale del benessere effettivo (sociale, culturale, ecc.) e di quello percepito che ne fanno un luogo da sogno, con un flusso di super ricchi e un lusso stagionale che annichilisce gli abitanti, e in cui, anche grazie al protagonismo del sindaco attuale, sembra che tutto vada bene “madama la marchesa”. Ma è così? Nella realtà molte questioni spinose stanno pian piano venendo al pettine e visto che ci si avvicina alle elezioni comunali del prossimo anno va svelata la vera natura della qualità della vita dei cittadini e cittadine di questa incantevole località gallurese.  L’annuncite è endemica di ogni amministrazione di destra, e questo è un fatto. Ma qui si unisce al dinamismo di un sindaco percepito come “uomo del fare”, colui che sblocca fondi, attrae capitali pubblici e privati, ha i legami giusti. Ma è tutto oro quello che luccica? C’è in realtà un lato oscuro in cui tanta polvere è sepolta sotto un tappeto luccicante, che coinvolge gli abitanti e chi decide per scelta (attratto dal luccichio) o per obbligo lavorativo, di viverci. E questa polvere, pian piano sta venendo fuori, prendendo forma e creando condizioni di invivibilità su vari aspetti della vita quotidiana dei suoi abitanti. Non è il traffico estivo diventato un grossissimo problema per tutti, non è nemmeno la carenza (anzi inesistenza) di parcheggi in tutto il centro città! E’ un problema gravissimo ma non così evidente e che colpisce in periodi dell’anno in cui sembrerebbe che tutto, dopo la sbornia estiva, ritorni al suo posto. Non è così. E’ il caro-casa che colpisce non solo chi cerca una locazione duratura e quando la trova deve pagarla a peso d’oro, ma picchia duro anche sui comparti lavorativi come la scuola in cui un territorio che recluta ogni anno moltissimo personale per immissioni in ruolo, supplenze e posti vacanti, non riesce più a garantire gli alloggi e rende sempre più difficile per gli insegnanti, viverci stabilmente, trasferire la propria famiglia e costruire un progetto di vita. Un dossier della Flc Cgil di Olbia-Tempio sull’emergenza abitativa che diventa emergenza scolastica, mette in chiaro dati allarmanti sui prezzi di acquisto e affitti, sulla scarsità delle locazioni annuali e sul peso della casa sugli stipendi degli insegnanti e di tutti gli operatori scolastici in trasferta ad Olbia. La questione abitativa, che fino ad oggi è stata lasciata maldestramente nelle mani dei singoli privati è diventata oggi, visti i dati pubblicati dal dossier Flc Cgil, un vero e proprio problema politico che coinvolge le politiche pubbliche sugli alloggi accessibili e gli interventi concreti delle istituzioni. I dati ci dicono che la città di Olbia non riesce a offrire una soluzione abitativa compatibile con un normale reddito da lavoro. L’Osservatorio Brili-Brilas, citato nel dossier, evidenzia come l’allargamento del mercato residenziale olbiese verso Loiri Porto San Paolo, Telti e Monti dimostra che si continua a lavorare e utilizzare i servizi della città, ma si cerca casa altrove. L’analisi sugli annunci di Idealista/Data di luglio 2026 indica che “perfino nella sezione denominata ‘affitto a lungo termine’ compaiono offerte in realtà stagionali”. E gli annunci, pochi, che indicano direttamente come destinatari insegnanti, personale scolastico, ospedaliero o aeroportuale, fanno tutti terminare la disponibilità a maggio. Quando si cerca invece una vera locazione annuale si scopre che una delle offerte più economiche, è un bilocale di circa 60 m² che arriva a 800 euro mensili con contratto annuale registrato. Tutti i contratti di locazione, quindi, terminano il 31 maggio, “non coprendo tutto il periodo delle lezioni e proprio allora il mercato immobiliare cambia natura: nel campione di annunci per le vacanze osservato, un appartamento di 60 m² a Olbia Mare che dall’8 giugno veniva proposto a 500 euro a settimana, a luglio aumenta a 700 euro in luglio; un’altra villetta passava da 600 euro a settimana fino al 27 giugno a 1.000 euro nelle settimane successive”. Per il mercato immobiliare giugno è l’inizio della stagione turistica. Per la scuola è uno dei periodi più delicati dell’anno in cui però i lavoratori sono costretti a cercarsi nuove sistemazioni per poche settimane, pagare tariffe turistiche o iniziare a viaggiare ogni giorno da un altro comune. A questa parte ufficiale si aggiunge un sottobosco di sistemazioni proposte in maniera informale e, in alcuni casi, senza regolare contratto. Ma su questo “nero” il dossier non avendo dati statistici che consentano di quantificare il fenomeno, lo segnala esclusivamente come possibilità non certificabile. Come è evidente il problema coinvolge in pieno il comparto scolastico aggiungendo alle carenze strutturali, le difficoltà a reperire insegnanti che vogliano sobbarcarsi aggravi logistici e economici. Non solo. Anche gli insegnanti che decideranno di accettare questi trasferimenti non costruiranno a Olbia “nessun progetto di vita”, ma la considereranno sempre una sistemazione provvisoria con probabili ricadute sulla qualità dell’insegnamento (Il ricambio permanente non compare nei bilanci, ma le scuole lo pagano ogni anno in tempo, organizzazione, esperienza, continuità e qualità del servizio). Eccolo il paradosso Olbia, secondo il dossier: “La crescita economica e turistica aumenta l’attrattività del territorio e il valore degli immobili. Ma proprio l’aumento della rendita immobiliare rischia di espellere le persone necessarie a far funzionare quella stessa economia e i servizi che la sostengono”. I dati parlano chiaro e portano a richieste precise della Cgil e del comparto scuola e non rinviabili: il recupero del patrimonio pubblico inutilizzato, destinandone una quota a lavoratori fuori sede dei servizi essenziali; lo sviluppo di un’edilizia sociale e convenzionata a canone sostenibile; la realizzazione di foresterie e forme di housing temporaneo per personale scolastico, sanitario e degli altri servizi pubblici; l’incentivazione di locazioni realmente annuali e contratti registrati, contrastando l’espulsione al 31 maggio e infine la promozione di accordi con proprietari, soggetti economici e gestori pubblici per riportare una parte del patrimonio verso l’uso residenziale stabile. “La casa non è l’unica variabile, ma è diventata una condizione decisiva. Una sede può essere definitiva sul piano giuridico e rimanere provvisoria nella vita del lavoratore. Se chi arriva non riesce a vivere stabilmente nel territorio, il prezzo non viene pagato soltanto dal singolo dipendente: lo pagano le scuole, gli studenti e l’intera comunità”.

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